Gucci Primavera-Estate 2018: ecco perché piace agli addetti e ai Millennial

C’è un tempo per tutte le cose come scrive Paulo Coelho questo è il tempo dei Millennial e della “Maison de l’Amour” di Gucci: collezione Primavera-Estate 2018 firmata Alessandro Michele.

A rendere unica l’atmosfera scenografica, in via Mecenate headquarter della maison, è la città eterna allestita da mezzi busti romani, statue ellenistiche, riferimenti egizi alla provincia dell’Impero.

La prima parola che verrebbe in mente è “Solennità” ma la sfilata si apre all’insegna di un appuntamento con l’Amour. Così Alessandro Michele, omaggia questo sentimento con un vero e proprio inno attraverso le bellissime immagini del cortometraggio girato per le strade di Parigi C’était un rendez-vous di Claude Lelouch. Un uomo che ammira dal finestrino la naturale bellezza delle strade di Parigi andando incontro alla propria amata… È l’inizio della catwalk storytelling primavera-estate 2018 Gucci.

Ed è forse questa la forza intrigante e distintiva della nuova “Micheleland” così amata dalla generazione Y. A far letteralmente impazzire non solo i millennial ma tutto il settore della moda è questa sua capacità magnetica, ipnotica, di riuscire a fermare il tempo assemblando stili e pattern diversi che sembrano quasi recuperati da un baule vintage e mixati in forma incredibilmente contemporanea.

Questa voglia di destabilizzare ma allo stesso tempo “resistere” alle tendenze del momento e rimarcare il proprio impulso creativo, risulta vincente perché è così edonistico, stravagante, così particolarmente narcisista da evocare quasi la figura di “Dorian Grey”.

Sono tutti elementi che contraddistinguono i Millennial e che, al contrario, amano abbinare tradizione e modernità, proprio perché sono frutto di due epoche. Quello che alla vecchia generazione può apparire come un caos eccessivo, per le nuove si trasforma in contemporaneità.

Un altro punto da tener presente è sicuramente la curiosità, la suspense che è in grado di suscitare la sfilata Gucci e che potremmo definire come un côté emotivo, che instaura un legame costante nel tempo, che porta gli appassionati a investigare, immaginare ciò che potrebbe essere il nuovo tema per la prossima sfilata ma che in realtà rappresenta “un nuovo sabato del villaggio” in versione fashion. Ed è questa tensione affettiva, la chiave di lettura del “Case study Gucci di Alessandro Michele”.

Inoltre, è uno stile “entanglement” nuovo, diverso, originale e ha la capacità di restare impassibile alle mode e fedele alla propria identità. Si dice che quando vai a una sfilata sai già quello che ti aspetti ma con Michele c’è sempre qualcosa di inaspettato, perché sui catwalk c’è voglia di personalità e quando indossi un capo Gucci sai già che non puoi essere etichettato ma interpretato attraverso un mélange di linguaggi stilistici diversi.

Gucci: Maison de l’Amour cosa rappresenta?

La nuova collezione primavera-estate 2018 di Gucci è una fashion parade di capi e accessori. Questa volta è il mondo della Disco anni 80 ad essere protagonista, in un mix virtuoso di eccentricità americana, gusto europeo, tradizione asiatica. C’è ambiguità di genere sul catwalk e chiari riferimenti ai miti Disneyland con Biancaneve e Bugs Bunny, che vengono reinterpretati nel guardaroba maschile in chiave dandy.

Per la donna la collezione propone ampi volumi sulle spalle, maxi abiti da sera, mini skirt e sfavillanti mantelle tempestate da migliaia di glitter e paillette.

Le texture si tingono di caleidoscopici motivi in technicolor. Gli accessori sono estremamente loghizzati e bling, come gli occhiali a mascherina abbinati alla cuffia. La borsa si trasforma in marsupio da indossare con eleganza.

La palette cromatica è iridescente, cangiante e scenografica e in questo contrasto il colore gioca a far confondere aumentando la percezione visiva, alterando sguardi e coscienza. Le acconciature sono voluminose ed evocano quelle di Farrah Fawcett, attrice anni 80, con ciuffi alti e tantissime onde. Bellissime le campionature geometriche e le iconiche stampe floreali.

L’uomo Gucci ha un genere più ibrido che mescola stilemi femminili a quelli maschili ma che si esprime solo attraverso la propria personalità. Epurato dai fiocchi, torna alla cravatta da abbinare con la giacca ma è un’eleganza a metà perché viene ironicamente sdrammatizzata dagli shorts. Potremmo definirlo estremamente Dandy ma in stile Gucci.

Ma in tutto questo cosa resterà degli anni 80? Cantava così Raf…

Corsi e ricorsi storici: tutto resta, tutto viene assimilato, fagocitato, centrifugato per poi essere condiviso con il mondo. Qualcuno, della nostra generazione potrebbe gridare allo scandalo per tutto questo vandalismo a cui si sta assistendo. Io credo invece che la moda sia una washing machine in cui tutto si recupera, dai capi classici ed eleganti trattati con riguardo. agli indumenti sbiaditi, strappati, recisi…

Alessandro Michele con Gucci è riuscito a raccontare una nuova storia, segnando un nuovo capitolo della maison e come un pifferaio magico ha saputo colpire nel segno seducendo i millennial. Ma attenzione…perchè gli stessi sono attratti da mini-storie. Infatti, il rischio, è alto ed è proprio quello della disaffezione agli stessi contenuti ad aprire nuovi scenari e nuove mode.

A questo punto viene solo da chiedersi: Come sarà la prossima catwalk storytelling firmata da Alessandro Michele per Gucci? Sarà in grado di conquistare ancora una volta i Millennial mantenendo accesa la fiamma della Maison de l’Amour? Non si sa, lo vedremo nella prossima puntata, anche se questa raccontava un po’ le sfilate precedenti…

Questo slideshow richiede JavaScript.

Copyright Alvufashionstyle di Alvuela Franco

 

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: