Storia del tailleur femminile un capo iconico simbolo di emancipazione

Chanel rivoluzionò le regole dell’abbigliamento dell’epoca. Giovane e ambiziosa, Coco Chanel nel 1917 reinventò completamente il tailleur privilegiando la comodità con la prospettiva di una linea più aderente al corpo, senza sottolineare il punto vita, giacca maschile dotata di ampie tasche e gonna diritta sotto al ginocchio. Il modello base del tailleur Chanel faceva capo alla funzionalità, prevedeva solo l’abbinamento con camicia rigorosamente bianca ed era lavorato in maglia, tweed, seta o velluto.

La sua storia d’amore con il tweed, nasce nel 1924 quando a Londra da Hug Grosvenor, secondo Duca di Westminster, scoprì i requisiti del tessuto, ma solo nel 1954 riuscì a realizzare quello che oggi è il marchio di fabbrica della Maison Chanel: il tailleur in tweed anni Cinquanta era composto da tre pezzi: giacca-cardigan impreziosita da orpelli come catene e bottoni dorati, gonna lunga fino al ginocchio e una camicia il cui tessuto era coordinato con quello interno del tailleur.

Quel rivoluzionario modo di intendere la silhouette femminile presagiva già l’immortalità stilistica del tailleur. Verrà indossato da molte donne tra cui Jacqueline Kennedy nel giorno in cui suo marito John Fitzgerald Kennedy verrà eletto presidente del governo americano: si macchierà di sangue a causa della sparatoria.

Nel 1947 Christian Dior lancia il suo tailleur Bar nell’ambito della prima collezione chiamata “Corolle”. Una figura femminile del tutto innovativa: niente spalle quadrate, tacchi ortopedici o gonne tese usate in tempo di guerra, periodo in cui donne ed uomini assomigliavano a soldati. Furono proprio gli anni bui del conflitto che scatenarono nel designer la voglia di rinnovamento, ricercata fra gli elementi tipici del passato: la bellezza scolpita, fatta di costrizioni come la guepiére, le stecche di balena, lo stringi vita e le fodere di tulle rigido in organza per sostenere i parecchi metri delle gonne plissé.  Simbolo della nascita del New Look, fu quello che oggi è il capo iconico della Maison Dior, anche se in quel periodo la rivoluzionaria Coco Chanel ritornò alla ribalta dopo la chiusura dei suoi atelier a causa della seconda guerra mondiale.

Coco inorridisce alla vista delle donne vestite con quell’angusto corpetto, ormai considerato anacronistico, non amava Dior e non definiva il New look un movimento stilistico innovativo ma un qualcosa che andava a ripescare elementi iconici dei tempi passati. Coco non lo apprezzava anche per il consumo dei tessuti visto che per realizzare la gonna servivano quasi 4 metri di stoffa. Difatti ricomincerà a riconsegnare quella libertà alle donne che stavano nuovamente abbandonando.

Si dice che in Francia in quel periodo convivevano due correnti stilistiche: le madamoiselle Chanel e le signore in Dior.

Saranno i famosi anni Settanta ad aprire il varco alle donne in carriera.

A portare sulla strada del successo il tailleur pantalone, fu Yves Saint Laurent che nel 1966 a lanciare lo smoking da donna indossato da Penelope Tree e fotografato da Richard Avedon anche lui andò a rubare nell’armadio da uomo la giacca da smoking, che come dice la parola inglese, era la giacca per il fumo. L’onda funky degli anni ‘70 rende però il tailleur pantalone meno serioso; le stampe abbondano e i materiali usati per realizzarlo sono prevalentemente velluto e patchwork. La seconda metà degli anni ‘70 vede un ritorno al passato nello stile del tailleur pantalone grazie a Giorgio Armani che porta la donna a riconsiderare l’abbigliamento maschile più classico. Il tailleur diventa il capo cult della Maison Armani, delineando così l’intenzione del couturier: portare sotto i riflettori una donna sicura del ruolo acquisito con fatica.

Il tailleur, non è solo un semplice capo d’abbigliamento, ma rappresenta un’emblema per l’emancipazione femminile. Donne forti e coraggiose che ancora oggi, a distanza di anni, possono indossarlo con fierezza e decisione in ufficio e nei posti di potere, anche se purtroppo la strada per le pari opportunità è ancora molto lunga. Mi domando per quanto tempo ancora dovrà essere così?

di Michele Vignali

michelevignaliblog.wordpress.com

 

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