In ricordo di Gianni Versace a cura di Michele Vignali

Gianni Versace - Fonte Reference Reference

Gianni Versace – Fonte Reference Reference

Esistono artisti che il destino decide di far scomparire troppo presto, quando hanno ancora tanta storia da raccontare e arte da offrire al mondo. Eppure, abbiamo bisogno di queste anime nobili ed estrose per inebriare lo spirito di bellezza e poter cogliere il senso della vita. Ma è la stessa sorte che trasforma in un mito senza tempo, proprio queste persone, ed è quello che è successo a Gianni Versace.

Fonte d’ispirazione per giovani stilisti, leggenda per altri, personaggio eclettico e genio della moda, Gianni Versace, dall’alto della sua immensa grandezza, ha sempre preferito essere chiamato sarto e mai stilista, ruolo per altro, creato da lui insieme ai grandi creativi del made in Italy nei lontani anni Ottanta.

Gianni Versace scomparve all’età di cinquant’anni il 15 luglio di vent’anni fa dopo una sparatoria ancora avvolta nel mistero, mentre risiedeva nella sua casa a Miami. Quel giorno il mondo della moda si spense per un attimo, la stampa era sotto shock e non aveva parole per poter riuscire a raccontare l’intera vita dell’artista calabrese che ha reso celebre il suo ideale di donna, delineando uno stile inconfondibile ancora aggi molto imitato e desiderato dalle nuove generazioni. La carriera di Versace è fatta di tanta gavetta, sacrifici, traguardi, successi, premi e onorificenze importanti, che lo hanno portato ad essere considerato un mito.

Versace nasce a Reggio Calabria il 2 dicembre 1946 in una famiglia medio borghese, la madre ha un atelier ed è una sarta di grido che realizza abiti da sogno su modello francese, poichè ancora in quegli anni la moda era francese.  Lui è sempre stato attratto da quel lavoro artigianale fatto passione e amore per creare pezzi unici e inconfondibili, così dopo gli studi classici inizia l’università che poi abbandonerà quasi subito per aiutare la madre nell’atelier di famiglia.

Gianni è sempre stato curioso e ostinato, amava le cose impossibili, l’arte e la storia della Magna Grecia.   Grazie al lavoro della madre impara l’arte del cucire. Lui disegnava, progettava e realizzava i suoi bozzetti e molte clienti chiedevano di lui per la sua capacità di vedere il futuro e di interpretare i cambiamenti della moda. A venticinque anni come molti ragazzi della sua generazione si trasferisce dal sud al nord per cercare lavoro e successo.  È solo l’inizio per il futuro stilista. Il Made in Italy è ancora lontano agli albori degli anni sessanta ma lui inizia a muovere i primi passi in alcune industrie come Florentine Flowers, Callaghan, Genny, Alma.

Il suo nome inizia a circolare nel settore, le sue collezioni si fanno notare. Forse anche per questo il fratello Santo, da sempre il più razionale della famiglia, decide di chiudere lo studio e di trasferirsi a Milano per fondare il marchio creato dal fratello.  La prima sfilata avviene a Milano nel 1978 nel Palazzo della Permanente. Una collezione oggi ricca di segni distintivi della casa di moda, si capisce per lo stile di Versace fatto di tradizione classica e mixata da un seducente eros trafugato dalle più belle rappresentazioni della Magna Grecia.

Sceglie un logo che sa di passione e storia come appunto una medusa, a questo marchio è legato a un ricordo che aveva da bambino, quando giocava in un luogo antico dove vi era raffigurato un mosaico con il volto di Persefone. “Quando le persone guarderanno a Versace”, dirà il designer, “dovranno sentirsi atterrite, pietrificate, proprio come quando si guarda negli occhi la Medusa”.  Così è accaduto e tuttora accade.  Da qui in poi la strada è in continua ascesa, inizia a collaborare come costumista di opere teatrali, e poi arrivano i fotografi importanti come Richard Avedon, Helmut Newton e Bruce Weber, Negli anni Ottanta in pieno boom del Made in Italy nasce anche il fenomeno delle top model, Naomi Campbell, Linda Evangelista e Claudia Schiffer per citarne alcune.

La sua carriera continua, il suo nome ormai e conosciuto e lanciato in tutto il mondo, il suo successo viene anche legato ad un abito in particolare, entrato a far parte della storia del costume, perché indossato da Elizabeth Hurley a fianco dell’attore Hugh Grant, per la prima del film di cui lui è protagonista, ovvero Quattro Matrimoni e un funerale.

La Hurley decise di indossare un Versace nero scollato e impreziosito da spille dorate. Dopo la serata agli Oscar, le foto di Elizabeth Hurley erano presenti su tutti i giornali. Le star si contendevano Versace e nessuno riusciva a resistere al suo inconfondibile stile. Madonna, Prince, Jennifer Lopez, grazie a Versace diventano delle icone, persino Lady D indossava capi griffati Versace e divenne la fashion icon più apprezzata. Inoltre coincise con la fine del suo ruolo da Principessa moglie di Carlo d’Inghilterra, con un nuovo inizio di personaggio pubblico senza titolo reale.

Prima della sua morte ci sono gli anni d’oro per lo stilista calabrese e sono quelli dal 1990 al 1996 in cui colleziona successi e riconoscimenti del pubblico e della stampa. La creazione della Linea d’arredamento, il successo della linea Versus per i giovani creata da lui nel 1989, l’acquisizione di Palazzo Versace in Via del Gesù a Milano dove ancora oggi c’è la sede creativa della maison e la casa di Maia che si lega purtroppo alla sua triste morte.

Case e palazzi che rispecchiano completamene il gusto, l’arte e lo stile di Versace. Da quadri importanti a statue dell’antica Grecia a piccoli mosaici, insomma si è circondato di bellezza per crearne altra. Le sue sfilate sono sempre state contraddistinte dal colore e della lucentezza, le ultime invece erano cupe, scure ma molto seducenti.

Ai funerali, organizzati al Duomo nella sua Milano,  partecipò tutto il fashion system, vip e amici di sempre, la sua famiglia e le persone comuni che hanno sempre amato e apprezzato il genio. Elton John, cantò per l’occasione, una canzone d’addio, poi Sting ed infine Lady D in lacrime per lo stretto legame con lo stilista. Il destino ha voluto purtroppo, che un mese dopo, anche lei, avrebbe subito la stessa sorte in un tragico incidente.

Gianni Versace asseriva che: “Le donne hanno più sicurezza in sè stesse oggigiorno. Non devono emulare il modo di vestire maschile ‘’ e al suo ruolo da stilista ‘’ Penso che sia responsabilità di questo cercare di infrangere le regole e le barriere”. Lui ci è perfettamente riuscito, non cadendo mai nella volgarità, rimanendo sempre sé stesso e lo dimostra il fatto che ancora oggi, a distanza di anni, sappiamo riconoscere e comprendere un genio senza tempo e senza pari.

di Michele Vignali

michelevignali.wordpress.com

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