Una visita al Vittoriale degli Italiani: casa museo di D’Annunzio

Casa Museo di D'Annunzio - foto Michele Vignali 1

Casa Museo di D’Annunzio – foto Michele Vignali

La scorsa domenica sono stato al Vittoriale degli Italiani ossia la casa museo di Gabriele D’Annunzio.

Nel giro di due anni ho visitato il Vittoriale per ben due volte e come sempre è un’emozione unica perché significa entrare nell’intimità del poeta Vate del primo Novecento Italiano.

All’interno della dimora italiana, dove ha trascorso gli ultimi anni, ho scoperto tantissime storie, aneddoti attraverso una miriade di oggetti regalati e comprati che rendono le stanze della casa ricche, opulenti, leggermente soffocanti ma estremamente magiche.

Ogni camera ha un tema diverso ed è sviluppata in base a quello che D’Annunzio amava. “Se dovessi vivere al Vittoriale sicuramente amerei immergermi nella vasca del bagno blu, all’interno del quale si possono trovare quasi mille oggetti che spaziano da pattini, spazzole, vasi di profumi, statue e ceramiche preziose”.

Un’altra stanza, che mi ha colpito molto, è lo studio dove scriveva. Un luogo molto luminoso, pieno di libri, statue, fotografie di momenti celebri, un calco dell’unica donna amata, Eleonora Duse, alla quale ha coperto il volto per poter continuare a scrivere e non essere distratto da tanta bellezza, o magari, lo avrebbe ispirato a un’altra meravigliosa ode come La Pioggia nel Pineto (ndr).

All’interno dello studio è anche inserita una riproduzione della Nike di Samotracia emblema di forza. È possibile ammirare diverse riproduzioni di statue o celebri opere d’arte come quelle di Michelangelo che però D’annunzio personalizza e rende ancor più uniche coprendo o esaltando alcune parti del corpo.

Come ho già avuto modo di illustrare, la casa è molto cupa, perché il Vate purtroppo aveva un problema ad un occhio a causa di un incidente di guerra e quindi ha dovuto coprire tutte le pareti con tessuti pregiati disegnati e realizzati dall’amico Mariano Fortuny.  All’interno della sua casa museo ricorrono anche molte sue citazioni e di Dante, come ad esempio ‘’ Ricordati sempre d’osare’’, ‘’ Io ho quel che ho donato’’ oppure ‘’Ardisco non Ordisco’’.

Essendoci tornato per la seconda volta ho potuto ammirare nel dettaglio alcune cose che alla prima visita mi erano sfuggite. È ancora molto inebriante il profumo di rose che lui stesso utilizzava. Ho immaginato la sua presenza, lì tra le pagine di un libro e subito mi sono domandato… Chissà cosa avrebbe scritto della società odierna?

Nel bellissimo parco c’è anche un teatro e il suo mausoleo si trova nel punto più alto del giardino su una colonna all’interno di un sarcofago attorniato da caduti di guerra. Eppure nei dintorni, si può ammirare il lago, pieno di luce al contrario della dimora. Potremmo quasi affermare ‘’ poca luce in vita, tanta in morte’’.

Nel 2010 è stata inaugurata la sessione D’Annunzio segreto, dedicata alle sue passioni e a quello che di più intimo racchiude il Vate. Questo percorso racconta il D’Annunzio esteta, dandy e cultore del bello. La sessione offre una piccola parte del suo guardaroba e delle sue passioni da stilista.

Prima di essere un grande poeta D’Annunzio è stato un giornalista di cronache mondane per diversi giornali romani come ‘’ Capitan Fracassa’’, ‘’ Cronaca Bizantina’’ e soprattutto ‘’ La Tribuna’’ con cui collabora dal dicembre del 1884 al 1888 e in cui racconta con grande maestria, classe ed eleganza le serate mondane a cui partecipava nella città eterna come invitato e cronista di attualità.

Gli anni Romani (1881-1891) vedono dunque un giovane D’Annunzio che si fa strada nei salotti frequentati dall’alta aristocrazia, un mondo di eletti che diventerà l’argomento dei suoi pezzi giornalistici e, qualche anno più tardi, nel 1889, de Il Piacere. Potremmo, quasi, definire questo romanzo una sua biografia ed il protagonista, Andrea Sperelli, che trascorre la sua esistenza all’insegna del principio esteta del “vivere la propria vita come se fosse un’opera d’arte”.

Un articolo molto interessate scritto appunto sul quotidiano la ‘’ Tribuna’’ del 11 dicembre del 1884 scrive una cronachetta dedicata alle pellicce. Esempio straordinario della moda che diventa racconto.  La pelliccia e i peli d’animale sono molto apprezzati da d’Annunzio tanto che nel suo romanzo più celebre il Piacere fa indossare ad Elena e Maria pellicce preziose e raffinate. Da qui si può intuire l’influenza del giornalista D’annunzio nella sua opera letteraria più celebre.

Ma oltre a questa unione tra giornalismo e moda possiamo notare un altro elemento poco conosciuto del D’annunzio come ad esempio la sua passione per il disegno di abiti e stoffe di seta che adorava regalare alle sue amanti, si dice soprattutto che prediligesse le sottovesti di colore rosso e viola.  Alcune di queste si possono ammirare nelle teche del museo nello spazio dedicato al D’annunzio segreto. Ma anche capi di abbigliamento da giorno e sera insieme ad alcuni indumenti intimi come calze e mutande rigorosamente firmate con le sue iniziali.

Oltre ad abbozzare linee d’abbigliamento si divertiva a creare meravigliosi motivi decorativi per le stampe dei tessuti che potevano essere floreali o orientali, molto in voga all’epoca, realizzati, preferibilmente, in rosso o azzurro, visto che il poeta li considerava colori erotici.

Le sue idee ed istruzioni su come creare i capi erano inviati a famosi atelier manifatturieri come Paulè Andrée Léonard e Belloni a Milano; Hermès a Parigi, De Nicola a Napoli, i Lanutti a Roma.  Instancabile ricercatore di tessuti e fogge, si adornava di velluti e sete lussuose, come i meravigliosi broccati di Giuseppe Lisio e i tessuti sognanti di Mariano Fortuny. Orgoglioso delle sue creazioni stilistiche, fece apporre su di esse l’etichetta, in latino: “Gabriel Nuntius Vestiarius fecit”.

Nel guardaroba ideale d’annunziano, sicuramente troveremmo centinaia di camicie e pigiami di seta, cravatte, cappelli, vestaglie a saio in stile Balzac, smoking, divise militari, paletot a tre bottoni scarpe in pellami pregiati selezionati di persona e realizzate interamente a mano, stivaletti in vitello e scamosciati, di tutti i colori, bianchi, marroni, neri o con ghette di feltro.

Inoltre, numerosi capi di biancheria intima come camice da notte con un “oblò” sul davanti, vestaglie di ogni tipo, se ne contano, infatti, 360 ovvero una per ogni notte. Prediligeva tessuti preziosi come la seta, considerata un tessuto etereo, che per lui rappresentava la sensualità ma favoriva anche il sogno. Aprendo i suoi armadi esce un’inaspettata nuvola di perbenismo: stoffe inglesi, cappelli di rito, guanti, calze di lana pregiata.  Amante dei dettagli e della perfezione curava con zelo gli abiti che indossava per mostrarsi al suo pubblico in modo da essere sempre al centro dell’attenzione e ammirato come, oggi si direbbe, un’icona di stile. Avevano ragione gli intellettuali francesi, quando dicevano che recitava sé stesso, che si comportava come un impresario in cerca di committenti.  D’Annunzio fu anche testimonial di campagne pubblicitarie per l’Amaro Montenegro e l’Amaretto di Saronno; non mancò di lanciare la propria linea di profumi, “Acqua Nunzia”; fu lui a ribattezzare i celeberrimi magazzini Bocconi di Milano “La Rinascente”.

Strinse un assiduo legame con Alessandro Buccellati, l’illustre gioielliere milanese, al quale commissionò numerosi oggetti preziosi. Ma la moda non fu solo questione di marketing per il poeta, la moda fu parte della sua “arte di vivere e di amare”. Si comportava con le parole come con gli abiti: li amava entrambi e li conosceva talmente bene da potersi permettere di rivisitarli e inventarne di nuovi. Fra le tante parole come non ricordare: tramezzino, mare nostrum, intellettuale, bene culturale.

Invito anche voi a fare un salto al Vittoriale per vedere e toccare con mano un mondo fatto di cultura, bellezza, unicità ed estrema maestosità. Come direbbe lui ‘’ ricordati sempre d’osare’’.

di Michele Vignali

michelevignaliblog.wordpress.com

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