Addio a Laura Biagiotti signora della moda italiana

Laura Biagiotti - Giornalettismo

Laura Biagiotti – Giornalettismo

Spero di riuscire a trovare le parole per poter ricordare nel modo migliore Laura Biagiotti, una grande donna, dotata di una spiccata sensibilità estetica e pioniera di tendenze. Non ero legato a lei in prima persona ma il suo modo di creare, la sua arte, i suoi abiti, che ho avuto modo di toccare con mano, hanno lasciato in me un segno indelebile.  Ricordo sempre con molto piacere che le mie zie Romane indossavano questi meravigliosi e candidi capi di cashmere in Bianco Biagiotti.

Laura nasce a Roma il quattro agosto del 1943, da piccola amava creare abiti con piccoli scampoli di tessuti. Successivamente, finiti gli studi e dopo aver conseguito una laurea in archeologia, ancora giovanissima firma la sua prima collezione di Prèt-A-Porter per lo stilista Romano Emilio Schuberty nel 1966 in quella Roma fatta di grandi sarti manifatturieri e quella Hollywood americana che frequentava Cinecittà.

Negli anni Settanta collabora con altre due firme importanti della moda italiana Roberto Capucci e Rocco Barocco.  L’anno di svolta per la signora Biagiotti è il 1972 quando fonda la sua omonima azienda, oltre alla fondazione presenta a Firenze la sfilata a Palazzo Pitti con la sua prima collezione di moda femminile portando, all’attenzione della stampa italiana ed internazionale, il suo stile elegante, semplice e sartoriale.

Questo negli anni diventa uno stile riconoscibile da tutti e distinguibile in tutto il mondo. Qualche anno più tardi il New York Times la definirà “la regina del cashmere” poiché aveva saputo trasformare questa preziosa fibra in abiti contemporanei e cool, sofisticati ma al tempo stesso easy, anticipando di decenni la tendenza “athleisure”, oggi trend forte su tutte le passerelle.

È stata la prima stilista a presentare le tute di cashmere sulle passerelle e farle conoscere alle sue clienti come un capo estremamente elegante e cool da portare in diverse occasioni. Inoltre Laura Biagiotti è famosa per l’utilizzo dei colori e maestra del non colore come il bianco definito da tutti Bianco Biagiotti, portato con cura e raffinatezza dell’Etoile Carla Fracci. Oltre ad avere una passione per la moda era anche collezionista e amante dell’arte Futurista soprattutto del pittore Italiano Giacomo Balla. La sua è una ricca collezione di opere d’arte futuriste che l’hanno contraddistinta nel settore ma anche nella moda portandola così ad inserire quadri, colori e forme dinamiche, dirompenti nelle sule collezioni, creando così un contrasto forte tra il bianco e i mille colori del futurismo.

Delle opere dell’artista Giacomo Balla fondatore nel settembre del 1914 del ‘’manifesto del vestito antineutrale‘’, Biagiotti si occupava anche di opere tessili come progetti e disegni per cravatte, scarpe, borsette, ventagli, foulard, sciarpe, maglioni e tessuti, oltre che per i rarissimi abiti futuristi creati da Balla tra cui i celeberrimi e rarissimi gilet dipinti a mano dalla moglie delle figlie.

Nella sua lunga carriera è stata una delle prime stiliste a comprendere l’importanza di un successo, anche oltre i confini, essendo così una delle prime donne a sfilare in Cina nel 1988 idea nata dopo un viaggio di lavoro in Giappone nel 1987 e in Russia nel 1995, Paese dove aprì subito una sofisticatissima boutique.

In un’intervista Laura dichiarò: “Dopo la sfilata al Cremlino, mi hanno definito la Signora in Russo‘’.  Successivamente, fu nominata Cavaliere del Lavoro nel 1995 e Donna dell’Anno a New York nel 1992. La signora del cashmere è stata una delle prime a capire l’importanza di diventare mecenati della arte e restaurare così pezzi della nostra storia artistica e culturale, dobbiamo ringraziarla per averci lasciato dopo tanti restauri: il Teatro La Fenice di Venezia e la scalinata di Michelangelo al Campidoglio per il Giubileo dell’anno 2000, sostenuto grazie alla vendita del omonimo profumo di successo Roma. Ed è proprio nei dintorni della Città Eterna, precisamente nel Castello di Guidonia, già Castello di Marco Simone, da lei riportato agli antichi splendori, è diventato la sua residenza, oltre che sede dell’azienda.

Questa è stata la sua grande carriera molto spesso fatta in sordina e con pochi riconoscimenti da chi di dovere però lei è sempre stata felice di essere ricordata come sarta e non come grande imprenditrice del Made in Italy, e del pret-à-porter de luxe. A dimostrare il suo rapporto passionale verso la sartoria, merita menzione il simbolo portato al collo con orgoglio: un paio di forbici da sarta legati ad un metro, suo inconfondibile biglietto da visita.

L’azienda omonima verrà portata avanti con amore e dedizione dell’inseparabile figlia Lavinia a cui vanno tutti i miei migliori auguri e successi.

Ciao Laura insegna agli angeli a sorridere come hai sempre fatto tu.

di Michele Vignali

michelevignali.wordpress.com

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